Tre opere inutili ? Certamente no.
* Mose.
Il problema dell'acqua alta a Venezia é reale.
Il 1966 non c'è lo siamo sognati. Un Mosè serve. I soldi ci sono.

Ma proviamo a riflettere un attimo su quest'opera: Come per illustrazione il tutto si appoggia sott’acqua.
Al momento appropriato la struttura si alza e blocca la marea. In parole semplici sarà come se ad un libro appoggiato per terra ogni tanto gli si alzasse la copertina. In teoria, non fa na grinza.
Ma, a pensarci non troppo, ci sono dei problemi fondamentali. Questa diga si appoggia sul fango e per forza di correnti, peso, movimenti micro-sismici, sarà soggetta a spostamenti che avranno un effetto sul posizionamento, a lungo termine, e sulla funzionalità della struttura stessa.
Il fatto di essere una struttura sub-acquea rende il costo di manutenzione altissimo (circa € 30 milioni per ogni anno) ed in ultimis garantirà che entro 20 anni sarà un rottame inservibile. Nessun elemento rimane integro, sottacqua, per tanto. Nessuno.
Si stima che nei prossimi 20 anni le maree si inalzeranno di 40 cm ed il rialzo del Mosè non basterà. In sintesi: il progetto è vecchio, mal pensato, criminalmente dispendioso e tra poco sarà irrilevante. Ma, non avevamo detto che una diga, un Mosè ci serve. Yes.
Basterebbe dare un’occhiata a ciò che si fa in Olanda dove le maree sono un problema quotidiano di sopravivenza. Le dighe immerse non si fanno più perché troppo dispendiose. Si costruiscono dighe a scivolo sulla terra ferma, facilmente soggette a manutenzione che, con un braccio meccanico a scivolo si posiziona come diga solo quando serve. Come una comoda porta a scivolo. Il costo manutenzione e molto ridotto e le problematiche facilmente gestibili.
Inoltre perchè non approfitare dell'occasione per incorporare delle turbine per la generazione di energia elletrica che sfruttano il movimento delle maree: ghe vol poco ciò.
* Ponte sullo stretto.
Anche qui, chi dice che non serve ? Ci basta solo dare un’occhiata allo stretto. E’ la prima cosa che viene in mente: metterci un ponte. Basterebbero due piloni nello stretto ed un normale ponte che attraversa lo stesso. Struttura semplice e solida. Provata nei millenni. No! Dobbiamo metterci una campata unica con strutture di sostenimento che renderanno la realtà circostante Lillipuziàna e costi di manutenzione esorbitanti. C’è da scommettere che una soffiata di vento renderà il tutto instabile ed inutilizzabile. Lo si è visto di recente a Londra con un piccolissimo ponte attraverso il Tamigi di fronte al New Tate.
Un ponte serve ? Si ma non quello. E’ pericoloso ed oltremodo costoso. Con i soldi risparmiati costruendo una struttura più classica si potrebbe sistemare la viabilità della Sicilia ed anche il sistema di rifornimento acqueo. Dio sa che servirebbe.
* T A V
Si parla della necessità di questo progetto come di una priorità europea. Se ne parla come se non esistesse già un collegamento ferroviario trans-europeo o forse Agata Christie ha solo sognato il contesto della sua intrigante storia.
Invece di fare un tunnel di 50 kilometri, sotto una montagna, soggetta a micro-sismi, incidenti stradali, crolli, terrorismo, non sarebbe più facile e molto meno dispendioso riqualificare la linea esistente.
Ripeto esistente.
Come la mettiamo con la manutenzione. Di nuovo sarebbe molto più facile se in plein-air che sotto una montagna.
Un malizioso citerebbe l’aneddoto “Una coincidenza e una coincidenza due coincidenze sono due coincidenze, tre coincidenze sono un complotto.”
Allora è tutta colpa del “ghe pensi mi” ? No. Questi progetti esiL?stevano ben prima dell’ascesi in campo del Berlusca. Nella sua istrionica stravoglia di fare, con i soldi nostri, non ha voluto pensare, risparmiare, ri- alocare. Non ci voleva tanto: un po’ di pazienza, qualche chiacchiera in più. Senso dello Stato.
O forse è colpa dei Verdi ? Perché con loro, in questo paese, si è combinato ben poco. Misteri ? D'Italia ?